martedì, 16 ottobre 2007
Fioroni. Accusata di Banalità. Influenza.
Non che sia interamente d’accordo con questo tanto chiacchierato decreto o mi sia a genio il signor Fioroni, ma la verità è che strascinarmi per i viottoli del paesino, gridando, esibendo cartelloni e manifesti, esibendo un po’ me stessa...No : non mi entusiasma !
Sia chiaro che non giudico in alcun modo negativamente questi tipi di manifestazioni. Anzi. Quando mi alzo con il piede giusto con quel misto di euforia e ottimismo, potrei prendervi anche parte.
Tuttavia credo non facciano per me.
Non mi fanno sentire a mio agio, non mi inorgogliscono, non mi gloriano.
Sono fatta per altri “mezzi di espressione”. Assemblee, dibattiti, concerti, pubblicazione di opinioni e tutto.
Sarà che mi piace fare le cose più concrete possibili. Non me ne faccio una colpa.
Tutte ragioni per le quali non ho sentito di voler partecipare al corteo di venerdì e ho ritenuto giusto, piuttosto di restar a casa a poltrire, entrare a scuola.
Un’assenza a lezioni che non si sarebbero tenute a priori, non avrebbe cambiato niente. Lo so. Tuttavia ho preferito entrare. Ho dovuto scegliere tra il fare altro a casa e il cazzeggiare a scuola. Ho scelto cazzeggiare a scuola.
Eppure mi sembra un ragionamento così semplice e lineare. Così facilmente comprensibile.
Ma fosse sempre retto il mondo !
Con banalità sono stata accusata di non essere solidale con coloro i quali potrebbero essere rimandati ad agosto (questa è la migliore frase con cui hanno cercato di offendermi).
Con banalità sono stata accusata di essere la solita secchiona che vuole andare sempre a scuola (questa è la cosa che mi fa più ridere!).
Con banalità sono stata accusata di banalità (questa è la cosa che mi ha lasciato più perplessa).
Ma tant’è.
Ragazzi, procederò per la mia linea banale. Almeno durante il corteo, tra uno schiamazzo e l’altro saprete di cosa parlare.
Ci voleva un po’ di influenza per dedicarmi un po’ al blog.
Spero che questo post, non suoni troppo di giustificazione. Ma,in fondo, forse lo è. Forse perché non so accettare le critiche. Soprattutto critiche da certi tizi e di certo genere.
martedì, 07 agosto 2007
Riflettendo su due cani.
Due cani passeggiano indifferentemente su due marciapiedi diversi.
Voglio immaginare che essi siano un barboncino di quelli bianchi, magari anche con un pezzo di pelo legato con il fiocchetto rosa, di quelli attivi attivi e un pastore tedesco, di quelli grandi e possenti, quelli di cui la gente si spaventa, quelli a cui i genitori raccomandano i figli di non avvicinarsi.
Camminano tranquilli. Magari il barboncino passeggia con la padrona dalla tinta chioma dagli occhiali Versace e invece il pastore tedesco passeggia nella solitudine dei randagi. Camminano non (ancora) notandosi: ci sono troppe macchine (ancora), non riescono a incontrare i loro sguardi (ancora).
Poi?
Sì, poi finalmente i loro sguardi si incontrano.
Abbaiano.
Abbaiano in modo da attirare gli sguardi di tutta la gente. La signora con gli occhiali Versace tira il suo barboncino bianco, con il fiocchetto rosa, il quale sgraziatamente abbaia quasi fosse indemoniato. Il pastore tedesco si avvicina e resta poco lontano da quello che sembrava un dolcissimo barboncino.
Ma perché poi? Perché se due simili si incontrano vogliono mostrarsi con la Violenza, con la Forza?
Magari il pastore tedesco, per mostrare il suo “entusiasmo”, avrebbe dovuto avvicinarsi con eleganza e, che so?, leccare il barboncino il quale avrebbe fatto sorta di fusa.
No, non preoccupatevi, non voglio ragionare sull’odio che domina il nostro mondo e tutti quei luoghi comuni (che altrettanto dominano il nostro mondo).
Anche perché non credo assolutamente che tra barboncino e pastore tedesco ci sia odio, al contrario credo che vi sia una sorta di attrazione, la stessa che spinge me ad interagire con altra gente.
Ma il barboncino vuole sentirsi, nella sua piccolezza, grande e vuole sottomettere colui da cui è attratto e per il quale in realtà ha una sorta di venerazione e dunque al quale, in un modo o nell'altro, è sottomesso.
E il pastore tedesco? Il pastore tedesco abbaia anche. In fondo sa bene che una palla di pelo bianco con un fiocchetto rosa non è niente ma quella Violenza l’affascina, lo attira e lo attira a tal punto che crede di essere sottomesso.
Abbiamo dunque un barboncino sottomesso a qualcuno che sottomette.
Ma smetteranno di abbaiare se vorranno amarsi e per quanto la Forza, le sottomissioni, la Violenza affascinano e dominano le menti dei cani (?!) se vorranno amarsi smetteranno d’abbaiare e chi possedeva la Forza la metterà da parte.
Perché come scriveva Milàn Kundera
“Amare significa rinunciare alla Forza”.
..ma è la forza che sta alla base dell'Amore.
venerdì, 27 luglio 2007
16!!!
Piccola donna: cresce.
lunedì, 23 luglio 2007
A.A.A. Cercasi Qualche Rimorso.
Titolo alquanto strano.
Pretesa piuttosto inusuale.
-Gradirei qualche Rimorso. Grazie.-
Credo che in ogni occasione, tutto sommato, la mia persona si è comportata come si Doveva comportare, bene o male, ma è così che si doveva Comportare.
C’è chi direbbe che il mio Orgoglio (ferito? No, non credo. Chi lo ferisce quello?!?!) non mi permette di Rimproverarmi Niente. Forse. Ma a me piace pensarla diversamente. Piace pensare che gli Dei, la Natura mi hanno donato una sorta di Potere, o roba del genere.
Il mio corpo, insomma, è incapace di provare Rimorsi.
Peccato, un vero Peccato.
Avrei bisogno di più Dubbi, per Nutrire Speranze Morte e per poter dire “ Se mi fossi comportata così, magari avrei ricevuto qualcosa..”. Invece no, cose del genere non esistono nel mio fornito Frasario.
Lo so. Mi sono comportata così. Ne sono felice. Non tornerei indietro con la macchina del tempo per cambiare qualcosa..
Così dovevo farla andare e Basta.
Finirà il Sacrilegio?
Penso a Domani, il figlio di Oggi e di Ieri. Sarà un Domani Giusto. Se andrà Male mi attiverò e se non ce la farò significa che Non Era Dipeso da Me quel Male.
Vivrò comunque e se mi uccido anche io, il Mondo vivrà per me (male senza ombra di dubbio.).




* Grazie ad Annampè per la foto (e per la pazienza).










mercoledì, 04 luglio 2007
..Tra una luce che mi sbronza e te.
C’è una parte di me che non voleva pubblicare questo triste sfogo , l’altra invece me lo ordinava con una voce tanto grave da spaventarmi quasi.
Ci sono sempre state più parti in me e tu ne hai conosciute molte. Hai conosciuto l’Anna dolce, disponibile e a volte insicura, poi hai conosciuto l’Anna che mi piace di più e quella che cerco sempre di essere cioè l’Anna sicura, ferma, leggermente bastarda forse.
Sono sicura . Amavi tutte le parti di me e amavi la mia strana suscettibilità e come facilmente mi arrabbiavo e incominciavo a vomitare parolacce, insulti, grida. Ti piaceva .
Mi stimavi tanto. Lo so. Ora? Cosa pensi di me?
Non ti sento. Sento che non ci sei ora.
Senza salutarmi te ne sei andato. Complimenti. Sei un Maleducato lo sai? Ti vorrei prendere a schiaffi, a pugni, a calci ma non posso e devo accettare una situazione di cui non ho ancora preso coscienza.
Mi dicono
che non devo pensarci più ,
che non dovrei essere autolesionista e pensare sia stata colpa mia.
Mi dicono..
Mi parlano..
E sono grandiosi tutti. Sono persone straordinarie. Mi fanno ridere.
Il giorno del mio compleanno ci sarà un “Auguri” in meno, nella tua camera dell’università non ci sarà mai il mio disegno che desideravi, non sentirò più nella tua macchina Vasco Rossi e tu non mi invierai più niente.. Non litigheremo mai più…e Io non mi farò mai perdonare, né tu lo farai.
Sei morto e con te sono morti i tuoi sogni che mi raccontavi con entusiasmo e i sogni di tanta altra gente.
..e non prendermi in giro passando in macchina facendo finta di niente.

giovedì, 28 giugno 2007
Chi russa sotto i cuscini,
chi piange abbandonato,
chi s’aggrazia dopo aver amato tutta la notte,
chi ama ancora,
Lui.
E poi lui.
Che non ricorda nessun riflesso,
che non fantastica nessuna idiozia,
gioca con l’alba.
Fuma.
Alto.
Maestoso.
Vissuta giacca di pelle e Orologio.
Lo sguardo.
Lo sguardo di chi ha visto tutto.
Lo sguardo di chi non ha visto niente.
E cos’è?
Sì, forse sì.
Sicuramente no .
E’ solo il pianto illacrimato di un uomo.
Lo sguardo di un eroe.
*" i primi versi mi ricordano una canzone di Rino Gaetano, tutto il resto mi ricorda..te"
..E io non mi arrendo ma combatto solo per chi vale la pena combattere.
martedì, 29 maggio 2007

A mio avviso, il miglior quadro di Edvard Munch: il bacio.
La fusione di due corpi non ben delineati dai contorni E' l'ansia che avvolge i due sessi complementari divisi tra Desiderio e Paura.
E forse è questo l'amore...desiderio e paura!
domenica, 20 maggio 2007
"...L'uomo che ama si dibatte in un lago salato asciugato dal sole
e non prega ma danza silenziosa presenza agitata che
nessuna musica nota ci spiega perchè un suono è speranza
ma quest'uomo la nega e appigliandosi invano a un amore pensato
ANNEGA!"
venerdì, 27 aprile 2007
Conosciamo il silenzio perché abbiamo conosciuto il dolore.
Conosciamo la sazietà perché abbiamo sofferto la fame.
Conosciamo la pace perché abbiamo conosciuto la guerra.*
E infine conosciamo il piacere perché abbiamo conosciuto il dolore:
La quiete dopo la tempesta.
Giacomo Leopardi vomitò una delle tristi verità di questa vita in questa sorprendente lirica.
La poesia incanta il Lettore, mostrandoGli la serenità, la tranquillità, la gioia, la quiete dopo un turbinoso, un violento, un prepotente evento: la Tempesta.
Ci troviamo davanti a uno spettacolo teatrale, dunque, in cui la tempesta personifica il Dolore seguito dal Piacere.
“…Piacer, figlio d’affano..”
cantava Leopardi, facendoci riflettere su quanto l’uomo sia così piccolo da essere dipendente da tutto ciò che lo circondi.
Non bastava essere dipendente dal cibo, dall’acqua, dal fumo, dall’alcol, dal sesso, dall’amore e persino dalla vita: NO, miseria! Bisogna essere subordinati all’essere più esecrale che l’uomo possa conoscere, l’essere che mangia il tuo stomaco, la tua mente, il tuo cuore, l’essere che annulla spesso il tuo stesso essere: il Dolore.
Il Dolore dunque ci completa e ci stimola e per quanto noi crediamo, dopo un momento in cui abbiamo sputato lacrime dai nostri occhi fino allo sfinimento, di aver sconfitto il Dolore con la Gioia, beh, siamo solo degli illusi, perché la Gioia è nient’altro che la puttana preferita del Dolore.
“Gioia vana ch'è frutto/ del passato timore..”
E la nostra gioia è davvero vana, vanissima eppure ci fa vivere. Eppure sto ridendo. Eppure sto cantando. Eppure sto godendo.
Che fare?
“..E la vita è cosa di tanto piccolo rilievo, che l'uomo, in quanto a sé, non dovrebbe esser molto sollecito né di ritenerla né di lasciarla…”
Non resta che accettare (e gradire) la nostra dipendenza dal dolore e come predicava il mio amato Baudelaire …inebriarci..
Bisogna esser sempre ubriachi.
Tutto sta in questo: è l'unico problema.
Per non sentire l'orribile fardello del Tempo
che rompe le vostre spalle e vi inclina verso la terra,
bisogna che vi ubriachiate senza tregua.
Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù,
a piacer vostro, ma ubriacatevi.
E se qualche volta, sui gradini d'un palazzo,
sull'erba verde d'un fossato,
nella mesta solitudine della vostra camera
vi risvegliate con l'ubriachezza già diminuita o scomparsa,
domandate al vento, all'onda, alla stella, all'uccello,
all'orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme,
a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta,
tutto ciò che parla, domandate che ora è;
e il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio, vi risponderanno:
"È l'ora di ubriacarsi! Per non esser gli schiavi martirizzati del Tempo, ubriacatevi;
ubriacatevi senza smettere! Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro."
..Charles..
*grazie a Rodle per lo spunto
venerdì, 30 marzo 2007